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	<title>Il Convivio del Pensiero Critico</title>
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	<title>Il Convivio del Pensiero Critico</title>
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		<title>La “res&#8221; pubblica: degrado e mecenatismo</title>
		<link>https://www.ilconviviodelpensierocritico.it/2022/01/07/la-res-pubblica-degrado-e-mecenatismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[A. Mesurca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2022 11:05:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lamp'olla Intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[bene pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[degrado]]></category>
		<category><![CDATA[mecenatismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dobbiamo tutti imparare a pensare che la &#8220;res&#8221; pubblica appartiene a tutti noi e che tutti dobbiamo partecipare a preservarla. È questo il giusto spirito per avere uno Stato moderno e che sia all&#8217;altezza di una società che continua a crescere nei numeri dei suoi cittadini che, a loro volta, chiedono sempre più servizi. L’antefatto. [&#8230;]</p>
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								<p><em>Dobbiamo tutti imparare a pensare che la &#8220;res&#8221; </em>pubblica<em> appartiene a tutti noi e che tutti dobbiamo partecipare a preservarla. È questo il giusto spirito per avere uno Stato moderno e che sia all&#8217;altezza di una società che continua a crescere nei numeri dei suoi cittadini che, a loro volta, chiedono sempre più servizi.</em></p><p>L’antefatto. “Zona periferica di una città; una città qualsiasi come tante di provincia. Un&#8217;area a confine con uno spazio sportivo che è sempre sembrata un parcheggio, oltre tutto in stato di degrado, a servizio del confinante palazzetto dello sport, ma che si scopre essere, in realtà, una piazza intitolata a una persona dal cognome noto. Nel cartello, indicante il nome della piazza, si leggono anche due date, tra le quali intercorre un lasso di tempo di circa 70 anni, sicuramente quella di nascita e quella di morte della persona a cui la piazza è stata intitolata, e che dal cognome la si può ricollegare ad una famiglia che, negli anni passati, gestiva una discreta attività imprenditoriale. Per diversi anni uno dei tanti fiori all&#8217;occhiello dell&#8217;economia locale. Al di là di chiunque fosse, è stata certamente una persona che ha rivestito per il tessuto cittadino una certa rilevanza, da qui la volontà di intestarle la toponomastica. E’ cosa giusta che un Comune onori un cittadino che ha dato lustro alla città, in qualsiasi campo ciò sia accaduto, lavorativo, umanitario, culturale. Una stonatura, tuttavia, è percettibile nella situazione che si presenta agli occhi del cittadino, o del forestiero di passaggio. La piazza, in questione, che il buon senso non porterebbe a considerare tale &#8211; ciò almeno fino alla scoperta, appunto, della targa &#8211; versa in uno stato di totale abbandono: cordoli rotti, calcinacci ovunque, erbacce nate dai pertugi formatisi nel manto stradale, nessun arredo urbano. Lo stato di degrado che pervade quello spazio pubblico assurto all&#8217;onore di piazza è percepibile in ogni angolo lo sguardo si fermi, anche per un solo istante e distrattamente”.</p><p>Fatto. Inutile dire che questa piazza, come tante purtroppo ce ne sono sull’intero territorio nazionale, è l&#8217;emblema della desolazione in cui la maggior parte delle città, specie quelle di provincia del centro sud, ma anche molte del nord, ormai versano come conseguenza dell’imperante crisi economica che ci affligge da oltre un decennio, senza parlare dell’effetto Covid-19. Fattori preceduti, purtroppo, da politiche miopi che non hanno saputo, quando i soldi c&#8217;erano, o si credeva ci fossero, curare e sviluppare gli spazi pubblici, carta d&#8217;identità di una comunità, luoghi della collettività, dove essa si ritrova, e biglietto da visita per chi vi transita. Tuttavia, sarebbe cosa buona e giusta se gli eredi del cittadino benemerito curassero, in vece delle istituzioni incapaci, o impossibilitate, quello spazio pubblico che, intitolato all&#8217;avo, si è voluto pubblicamente onorare. Non si può dalle istituzioni solo pretendere. Ci sono dei diritti, che tutti noi vantiamo, ma anche degli obblighi da onorare nei confronti, in <em>primis</em>, della comunità dove viviamo. Non possiamo solo e continuamente lamentarci dei vincoli, laccioli e della inefficienza della burocrazia, senza cooperare per il suo miglioramento. Non possiamo lamentarci, giustamente, delle troppe tasse pagate senza la giusta contropartita di servizi offerti, quando non si è capaci, a parte inverse, di contraccambiare. È giusto che un Comune renda omaggio a un suo cittadino che per il territorio e la sua comunità ha fatto del bene intitolandogli una piazza, una strada, un monumento, ma è altrettanto doveroso che i suoi eredi contraccambino aiutando, lì dove l&#8217;Ente territoriale non riesce, nel mantenere in ordine e presentabile il luogo pubblico assurto agli onori della famiglia. Se paghiamo le tasse pretendiamo che lo stato ci fornisca servizi, strade in buono stato di manutenzione, belle scuole, ospedali all&#8217;avanguardia. Stessa cosa deve valere a parti inverse. Se viene dedicato ad un parente defunto uno spazio pubblico dobbiamo, quando il pubblico non riesce, provvedere noi al suo mantenimento. Se vogliamo meno invasione del pubblico nelle nostre vite, meno burocrazia, dobbiamo assumerci l&#8217;onere di intervenire lì ove lo Stato non riesce. Dobbiamo tutti imparare a pensare che la &#8220;<em>res&#8221; </em>pubblica appartiene a tutti noi e che tutti dobbiamo partecipare a preservarla. È questo il giusto spirito per avere uno Stato moderno e che sia all&#8217;altezza di una società che continua a crescere nei numeri dei suoi cittadini che, a loro volta, chiedono sempre più servizi. Dobbiamo imparare tutti a essere mecenati, solo così possiamo pretendere di avere uno Stato moderno che riesca a soddisfare le esigenze di tutti. C&#8217;è bisogno di una presa di coscienza culturale in questo senso, altrimenti non potremo né lamentarci né pretendere.</p>						</div>
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		<title>Cercasi Laudomia, disperatamente</title>
		<link>https://www.ilconviviodelpensierocritico.it/2021/12/27/cercasi-laudomia-disperatamente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[E. Lutzech]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2021 11:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lamp'olla culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Laudomia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un incontro durato pochi minuti, uno scambio veloce di battute, da qui il primo romanzo di Dante Troilo. Laudomia, una bellezza sfiorita, capelli castani, oggi 49 anni, architetto, nata a Bologna dove vive. Mai più incontrata. Bologna, 17 aprile 2019. Ore 8,00, Archiginnasio. Dante Troilo, medico e poeta, fino a quel momento, abruzzese, in città [&#8230;]</p>
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<p><strong><em>Un incontro durato pochi minuti, uno scambio veloce di battute, da qui il primo romanzo di Dante Troilo. Laudomia, una bellezza sfiorita, capelli castani, oggi 49 anni, architetto, nata a Bologna dove vive. Mai più incontrata.</em></strong></p>
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<figure class="wp-block-gallery columns-0 is-cropped"></figure>
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<p>Bologna, 17 aprile 2019. Ore 8,00, Archiginnasio.</p>
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<p>Dante Troilo, medico e poeta, fino a quel momento, abruzzese, in città per la laurea della nipote, sta bevendo un caffè da Zanarini, quando viene attratto da una donna che, entrata nel bar, si dirige direttamente al bancone ed ordina “<em>un bicchiere di rosso, pago dopo</em>”. Castana, capelli raccolti in uno scignon scomposto. Indossa un impermeabile beige, sgualcito, al collo un foulard colorato. 46 anni, l’impressione di una bella donna, oggi sfiorita, con un elegante allure.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>L’inizio di una breve conversazione che prosegue fuori, sotto i portici dell’Archiginnasio, fino all’altezza di San Petronio, dove le loro vite, unite dal breve incontro durato non più di venti minuti, si separeranno per sempre. Almeno fino ad ora.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Il nome, inconsueto, è di famiglia, lei è nata e vissuta sempre a Bologna, ma con madre siciliana e padre di origini  abruzzese. Architetto, con una vita in disordine, ma che vuole raddrizzare.</p>
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<p>Un incontro casuale, uno dei tanti che capitano ogni giorno nella vita di molti, ma che per Dante Troilo segna l’inizio di una nuova stagione di scrittore, quella di romanziere.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Zagare, Carabba Edizioni, 2021, è la storia di Laudonia, storia inventata, ma che quell’incontro casuale ha ispirato e dal quale il romanzo parte. Una storia di un anno, con inizio il 17 aprile, a 4 giorni dalla Pasqua, 2019, e fine nel maggio successivo. Una storia di periferie, quelle metropolitane, ma anche dell’anima. Di amicizie, quella con Ersilia, ad esempio, amica reale dell’autore, ed i suoi gatti. Di amori, solitudini, emigrazioni e riscatti, perché c’è sempre qualcosa per cui vale la pena vivere, perché la vita è una, ed in fin dei conti unica e per la quale bisogna sempre andare avanti e cercare quello che di unico può regalare.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Intanto, se qualcuno l’ha vista, o la conosce, è pregato di contattare Dante Troilo, di Gessopalena.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Romanzo d’esordio di Dante Troilo, medico chirurgo in pensione, poeta, nato a Gessopalena (Chieti), dove vive e dove il 19 dicembre 2021, in prima nazionale, è stato presentato.</p>
<p>E. Lutzech</p>
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		<title>Il mondo di Ettore Spalletti</title>
		<link>https://www.ilconviviodelpensierocritico.it/2021/11/22/il-mondo-di-ettore-spalletti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[E. Lutzech]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2021 15:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lamp'olla culturale]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ettore spalletti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non sono un maestro, non amo essere definito tale, voglio essere chiamato Ettore…non è modestia, come molti mi dicono, non si può chiamare Michelangelo Maestro. Ecco se mi si chiama Ettore e sono riconoscibile con il mio nome come Michelangelo…”. “Quando parlo dell’azzurro penso fondamentalmente al colore atmosferico…che ci circonda. L’azzurro è sempre intorno a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>“<em>Non sono un maestro, non amo essere definito tale, voglio essere chiamato Ettore…non è modestia, come molti mi dicono, non si può chiamare Michelangelo Maestro. Ecco se mi si chiama Ettore e sono riconoscibile con il mio nome come Michelangelo…</em>”. “<em>Quando parlo dell’azzurro penso fondamentalmente al colore atmosferico…che ci circonda. L’azzurro è sempre intorno a noi…Quando uso il rosa, penso all’incarnato, un colore che è sempre mobile, che non trova mai la sua fissità, perché vive gli umori della tua condizione di vita spirituale, di intelligenza. L’incarnazione si modifica continuamente</em>”.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex"></figure>



<p>Ettore Spalletti è stato uno dei più importati artisti italiani della seconda metà del ‘900 e degli anni 20 del XXI secolo, scomparso ad 80 anni nell’ottobre 2019</p>



<p>Il mondo di Ettore Spalletti, artista di fama internazionale, è tutto racchiuso nel quadrilatero abruzzese che va da Cappelle sul Tavo, in provincia di Pescara, dove è nato, ha vissuto fino alla morte e dove ha lavorato, Pescara, dove ha frequentato il liceo Artistico, il mare e la montagna abruzzese che lo hanno inspirato nell’attività d’artista ed accompagnato il suo sguardo.</p>



<p>Perché se Ettore, “<em>Non sono un maestro, non amo essere definito tale, voglio essere chiamato Ettore…non è modestia, come molti mi dicono, non si può chiamare Michelangelo Maestro. Ecco se mi si chiama Ettore e sono riconoscibile con il mio nome come Michelangelo…</em>”, ha raggiunto nell’arte contemporanea la fama internazionale, la sua vita e la sua arte hanno sempre avuto luogo nella campagna racchiusa tra il mare e la montagna abruzzese.</p>



<p>Meditazione, riflessione, riservatezza, amore per il mare e la natura, le sue cifre personali.</p>



<p>Geometrie, quelle fondamentali sottese ad ogni forma, colori, quelli primari, pigmenti, legno, alabastro, marmi, carta, foglio d&#8217;oro, luce, le cifre stilistiche della sua arte.</p>



<p>La pittura con i suoi colori: il bianco, gli azzurri, i rosa, i grigi, con le loro graduazioni tenui, il giallo, con la variante oro, il rosso porpora, il verde acquamarina ed il tocco di nero.</p>



<p>“<em>Quando parlo dell’azzurro penso fondamentalmente al colore atmosferico…che ci circonda. L’azzurro è sempre intorno a noi…Quando uso il rosa, penso all’incarnato, un colore che è sempre mobile, che non trova mai la sua fissità, perché vive gli umori della tua condizione di vita spirituale, di intelligenza. L’incarnazione si modifica continuamente</em>”.</p>



<p>La scultura con la colonna, l’ancora, il vaso, il rettangolo, il bacile.</p>



<p>L’amore per la poesia.</p>



<p>Un’arte senza tempo la sua “<em>non ho mai firmato e datato le mie opere</em>”, ultimante le data la mia assistente Azzurra e me le fa firmare, “<em>è difficile distinguere una mia opera di oggi, da una di trenta anni fa</em>”, opere che invitano al silenzio, alla meditazione.</p>



<p>La sensazione che si prova uscendo dal Suo Studio, che amava definire casa, è di essere avvolti in una nuvola di delicatezza, riservatezza e pace. Uno studio all’interno di un capannone industriale, senza insegne e del tutto anonimo, tanto che se non lo si riesce a trovare e si chiedono informazioni a qualcuno del luogo la risposta è “che vende?”.</p>



<p>Ed il cubo, figura che amava molto, raffigura simbolicamente la casa avita, quella dei nonni, poi dei genitori, dove tutti assieme hanno vissuto, ed in fine sua, quella dei ricordi e dei legami, la più ambita del paese perché posizionata sulla curva del circuito Acerbo, dove sfrecciavo i piloti nazionali importanti, come amava ricordare. Poi gli affetti, le persone a lui care, l’amato fratello, avvocato e appassionato collezionista d’arte contemporanea, la nipote Benedetta, gallerista con il culto all’arte contemporanea e di quella dello zio, la moglie Patrizia, architetto compagna di vita e lavoro, l’insostituibile assistente Azzurra, dal nome evocativo.</p>



<p>Questo è il mondo di Ettore Spalletti, l’artista che non amava essere chiamato Maestro, uomo riservato ed appartato, che il suo amato Abruzzo sta imparando a conoscere, apprezzare ed amare.</p>
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		<item>
		<title>In Olanda addio al randagismo</title>
		<link>https://www.ilconviviodelpensierocritico.it/2021/11/12/in-olanda-addio-al-randagismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[L. Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 16:47:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lamp'olla natura e animali]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[randagismo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con 4 piccole e semplici mosse il fenomeno del randagismo è stato quasi del tutto eliminato. Questo grazie alla collaborazione della popolazione e delle istituzioni. La prima, infatti, ha acquisito una grande consapevolezza e considera gli animali al pari degli umani. Le Istituzioni hanno fatto la loro parte nel sensibilizzare la popolazione al rispetto verso [&#8230;]</p>
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<p><strong><em>Con 4 piccole e semplici mosse il fenomeno del randagismo è stato quasi del tutto eliminato. Questo grazie alla collaborazione della popolazione e delle istituzioni. La prima, infatti, ha acquisito una grande consapevolezza e considera gli animali al pari degli umani. Le Istituzioni hanno fatto la loro parte nel sensibilizzare la popolazione al rispetto verso gli animali</em>.</strong></p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Come tutti gli anni, con l’arrivo delle festività natalizie, molte famiglie accoglieranno in casa dei cuccioli; più spesso di cani, in altri casi di gatti. Con l’arrivo delle vacanze estive, purtroppo, chi ha preso un animale in casa non per amore verso questi esseri meravigliosi, ma solo per accontentare i propri figli, che perché piccoli non hanno la giusta consapevolezza delle conseguenze delle proprie richieste, riterrà che, il modo più sbrigativo per risolvere il problema di dove lasciarlo durante il periodo di assenza, perché naturalmente mai e poi mai si sognerebbero di portarlo con loro, sia quello di sbarazzarsene. Abbandonandolo, lì dove va bene, in una struttura che possa occuparsi di loro, altrimenti semplicemente in strada. Perché per tali persone gli animali sono semplicemente delle cose, degli oggetti da prendere quando servono e scartare quando non servono più!</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>E pensare che qualcuno ha giustamente detto che “<em>Il livello di civiltà di un paese lo si vede da come tratta gli animali</em>…”.<br />Ed infatti un paese civile dove agli animali vengono riconosciuti gli stessi diritti degli esseri umani e dove, pertanto, la piaga del randagismo è stata debellata è l’Olanda.<br />Questo grazie alla collaborazione della popolazione e delle istituzioni. La prima, infatti, ha acquisito una grande consapevolezza e considera gli animali al pari degli umani e vede il loro maltrattamento come un crimine, pertanto le famiglie quando decidono di adottare un animale domestico lo fanno con lo stesso affetto ed amore che avrebbero nell’adottare un figlio/a. Stessa cosa dicasi per gli altri animali, anche non domestici.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Dal canto loro, invece, le Istituzioni hanno fatto la loro parte nel sensibilizzare la popolazione al rispetto verso gli animali, ciò grazie all’introduzione di una legge che sanziona pesantemente chi maltratta gli animali domestici (sia con una sanzione che arriva fino a circa 17.000 euro, che con la reclusione fino a tre anni), ma anche con molteplici campagne di prevenzione del randagismo, con sterilizzazioni di massa obbligatorie, a spese del governo, per evitare che i cuccioli nati, ma non desiderati, finiscano in strada, sia applicando tasse molto alte a chi acquista cani di razza!<br />Insomma con 4 piccole e semplici mosse il fenomeno del randagismo è stato quasi del tutto eliminato, ed i pochi animali che ancora vengono abbandonati trovano dei rifugi meravigliosi che li accolgono e che riescono, in poco tempo, a far trovare a queste piccole anime delle famiglie meravigliose che le adottano.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Ma pensate che la lungimiranza dei “governanti” di casa nostra sia tanta e tale da poter arrivare anche qui da noi ad un tale altro grado di civiltà? Noi dubitiamo, ma non disperiamo…riponendo le nostre speranze in tutti voi che leggete queste righe e che nel vostro piccolo iniziate a divulgare, ma anche applicare, tali semplici norme di civiltà!</p>
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		<title>CLIMA</title>
		<link>https://www.ilconviviodelpensierocritico.it/2021/11/12/clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[L. Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 14:49:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lamp'olla natura e animali]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[Cop26]]></category>
		<category><![CDATA[Glasgow]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>7,7 miliardi di persone che ogni giorno fanno, o vorrebbero fare, di tutto. Raggiungere mete lontane, volare, correre in macchina o moto, salpare i mari, viaggiare in treno. 7,7 miliardi di persone che ogni giorno mangiano, o vorrebbero farlo, consumano acqua, usano e buttano oggetti. 7,7 miliardi di persone che hanno bisogno di una casa, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-normal-font-size"></p>



<p>7,7 miliardi di persone che ogni giorno fanno, o vorrebbero fare, di tutto.</p>



<p>Raggiungere mete lontane, volare, correre in macchina o moto, salpare i mari, viaggiare in treno.</p>



<p>7,7 miliardi di persone che ogni giorno mangiano, o vorrebbero farlo, consumano acqua, usano e buttano oggetti.</p>



<p>7,7 miliardi di persone che hanno bisogno di una casa, di calore in inverno e fresco d’estate.</p>



<p>7,7 miliardi di persone che ogni giorno vogliono trascorre del tempo, o desidererebbero farlo, rilassandosi o divertendosi, andando al Cinema, al Teatro, facendo sports.</p>



<p>Il punto è tutto qui, siamo tanti e consumiamo tanto!</p>



<p>Quello che non è chiaro è come risolvere il problema climatico.</p>



<p>Con le buone pratiche, certo, non sarebbe risolutivo, ma certamente utile.</p>



<p>Quelle buone pratiche che non hanno dimostrato di adottare i grandi del mondo che per raggiungere Glasgow ed andare alla cop26 hanno utilizzato Jets privati, uno ciascuno, per parlare di Clima e di come salvarlo.</p>



<p>Forse potremmo iniziare a salvare il Clima partendo dal dare l’esempio, e chi più dei grandi della Terra dovrebbe farlo?</p>
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		<title>Caro Papa Francesco</title>
		<link>https://www.ilconviviodelpensierocritico.it/2021/11/07/caropapafrancesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Nov 2021 16:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lamp'olla Intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Gerarchia]]></category>
		<category><![CDATA[Pedofilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Papa Francesco, Vorremmo farle una domanda. Le cronache sono piene di notizie inerenti casi di abusi da parte di religiosi su giovani ragazzi. La pedofilia di tanto in tanto torna. News di casi risalenti non solo a 30, 40, 50 anni fa, o a molto più tempo addietro, ma anche  recenti. Partendo dal presupposto che [&#8230;]</p>
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								<p class="p1"><b>Caro Papa Francesco,</b></p><p class="p2">Vorremmo farle una domanda.</p><p class="p2">Le cronache sono piene di notizie inerenti casi di abusi da parte di religiosi su giovani ragazzi. La pedofilia di tanto in tanto torna. News di casi risalenti<span class="Apple-converted-space"> </span>non solo a 30, 40, 50 anni fa, o a molto più tempo addietro, ma anche  recenti.</p><p class="p2">Partendo dal presupposto che qualsiasi gruppo o consesso umano, sia esso un’associazione, un gruppo religioso, un movimento politico, non è altro che lo specchio della società e che, nel suo piccolo, ne riproduce pregi e difetti, con persone buone, caritatevoli, sensibili, colte, aperte al dialogo, all’altro, al diverso, ma anche persone meno buone, egoiste, interessate solo al loro personale tornaconto e senza alcun interesse per gli altri, non ci stupisce che anche nel mondo religioso tali dinamiche si ripetano. Siamo ben consci che anche nella chiesa cattolica ci siano religiosi votati all’aiuto ed all’ascolto degli altri, secondo lo spirito caritatevole cristiano, così come ci sono persone che possiamo definire pecore nere. Religiosi che hanno come scopo principale quello di fare carriera, di arrivare ai piani alti, di trarre maggior profitto da quella che dovrebbe essere un compito svolto per vocazione, per protendersi verso l’altro, verso chi ha più bisogno.</p><p class="p2">No, non ci stupisce, ma non è questo il punto.</p><p class="p2">Quello che ci stupisce è come sia possibile che oggi, all&#8217;inizio del terzo decennio del XXI secolo ed alla luce di quanto le cronache continuano a fare emergere, esista ancora nella chiesa romana ed apostolica una gerarchia rigida che pone i superiori di turno su di un livello inavvicinabile e che tra loro, e il popolo cristiano che frequenta la Chiesa, o che la vorrebbe frequentarla, si creino barriere di incomunicabilità o spesse, ed insormontabili, cortine.</p><p class="p2">Ecco, vede Papa Francesco, sono queste le barriere che dovrebbero abbattersi, i muri da distruggere. Quei muri che non consentono ai cristiani di dialogare direttamente con la chiesa, di comunicare i disagi, le cose che non vanno bene, e perché no, anche i casi di abusi sessuali. Quelli di pedofilia, ricorda Papa Francesco?</p>						</div>
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		<title>Astensionismo</title>
		<link>https://www.ilconviviodelpensierocritico.it/2021/11/07/astensionismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[A. Mesurca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Nov 2021 16:33:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lamp'olla Intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[demagogia]]></category>
		<category><![CDATA[partiti]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[votazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi si reca alle urne, oggi, vuole risposte veloci a tematiche trasversali che riguardano tutti: ambiente, equità sociale, produttività e benessere per tutti. Le istanze comuni non appartengono a nessun gruppo politico, non sono il vessillo di nessun partito. Fin quando i politici non lo capiranno, l’astensionismo trionferà e l’insofferenza dei cittadini nei confronti della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2236" class="elementor elementor-2236" data-elementor-settings="[]">
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								<p class="p2"><i>Chi si reca alle urne, oggi, vuole risposte veloci a tematiche trasversali che riguardano tutti: ambiente, equità sociale, produttività e benessere per tutti. Le istanze comuni non appartengono a nessun gruppo politico, non sono il vessillo di nessun partito. Fin quando i politici non lo capiranno, l’astensionismo trionferà e l’insofferenza dei cittadini nei confronti della classe politica aumenterà.</i></p><p class="p2">In occasione delle amministrative di ottobre l’astensionismo<span class="Apple-converted-space">  </span>è stato ancora il partito più votato.</p><p class="p2">In rari casi si è superata di misura la soglia del 50% dei votanti, al primo turno, al secondo l’asticella e’ andata al di sotto nella maggior parte dei comuni.</p><p class="p2">Così, chi ha vinto non lo menziona, mentre chi ha perso l’ha scoperto, o fa finta di scoprilo; dimenticando che se cinque anni prima aveva vinto era comunque successa la stessa cosa, ad arrivare primo era stato sempre lui. Così fanno sorridere i perdenti di oggi che si interrogano su cosa abbia determinato la disaffezione degli elettori.</p><p class="p2">Avendone un’idea, proviamo a raccontarla, magari qualcuno ne potrà fare tesoro.</p><p class="p2">Per spiegare il fenomeno dell’astensionismo bisogna, però, premettere che il cittadino che va a votare ha bisogno di riconoscersi in chi vota, ha bisogno di credere, o sperare, che quella persona sia la persona giusta per portare avanti le istanze che la società in quel momento ritiene importanti. Bisogna, in poche parole, essere rappresentativi dei bisogni e desideri collettivi.</p><p class="p2">Se, invece, le campagne elettorali sono basate ancora sulla distinzione di colori, sulle accuse degli uni verso gli altri, sulla violenza verbale, sul rancore, se il passato diventa uno strumento politico, senza guardare al presente, ai bisogni reali, ad una società che muta velocemente, dove quello che è certo oggi non lo è più l’indomani mattina, ecco che il partito dell’astensionismo l’avrà sempre vinta.</p><p class="p2">Si continua a distinguere tra destra e sinistra, tra bianco, rosso e nero, si continua a demonizzare e rinfacciare il passato che come tale è vecchio e sepolto e che molto spesso nessuno degli attuali attori, siano essi elettori o politici, ha vissuto, senza pensare che ai più, specie ai giovani, ma anche a chi vecchio lo è solo anagraficamente, ma non mentalmente, le vecchie ideologie e demagogie nulla dicono e nulla importano.</p><p class="p2">È tutto ciò, in poche parole, cosa non va più della politica, anzi del vecchio modo di fare politica e che porta la società civile sempre più ad allontanarsi da quel presidio di democrazia che dovrebbero rappresentare i partiti politici. Gli elettori non ne possono più di liti, di rinfacci, di aggressività verbale che spesso sfocia in quella fisica.</p><p class="p2">Chi vota, oggi, vuole risposte veloci a tematiche trasversali che riguardano tutti: ambiente, equità sociale, produttività e benessere per tutti.</p><p class="p2">Fin quando vecchie e nuove generazioni di politici continueranno a rivolgersi gli elettori facendo perno sulle solite e ben note dietrologie, molti continueranno ad astenersi dal voto.</p><p class="p2">È necessario che tutti i politici, vecchi e nuovi, capiscano che le distinzioni tra parti politiche avverse sono solo divisive, così come il continuare a fare leva su fatti passati che dovrebbero essere oggetto di studio da affidare agli storici, perché non c’è futuro senza passato, faranno sempre più allontanare i cittadini dalla politica che sarà sempre più percepita come un corpo estraneo alla società civile, dal quale tenersi ben distanti e separati.</p><p>Con un ultimo avvertimento: nessuno si senta superiore, nessuno creda che quanto sopra scritto sia rivolto solo ed esclusivamente agli avversari! E&#8217; uno stato di fatto che riguarda tutti i politici, nessuno escluso, di qualsiasi colore e appartenenza.</p><p>Politico avvisato, mezzo salvato!</p><p> </p>						</div>
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		<title>Locarno Film Festival</title>
		<link>https://www.ilconviviodelpensierocritico.it/2021/09/01/elementor-2128/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[A. Mesurca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 17:07:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lamp'olla culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Locarno Film Festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il successo culturale ed economico di un piccolo paese. Una collettività culturalmente avanzata è una collettività ricca, nello spirito e nel “portafoglio”, e quando va tutto bene, vuol dire che tutti progrediscono, cittadini, imprenditori ed amministratori. Ecco cosa manca a gran parte dell’Italia, la capacità degli amministratori, la visione degli imprenditori e l’intelligenza dei territori [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><em><strong>Il successo culturale ed economico di un piccolo paese. Una collettività culturalmente avanzata è una collettività ricca, nello spirito e nel “portafoglio”, e quando va tutto bene, vuol dire che tutti progrediscono, cittadini, imprenditori ed amministratori. Ecco cosa manca a gran parte dell’Italia, la capacità degli amministratori, la visione degli imprenditori e l’intelligenza dei territori di fare rete.</strong></em></h5>
<p>La città di Locarno, questa la denominazione che trovate sul sito comunale, ha solamente 16.000 abitanti (da non confondere con il distretto che arriva a circa 70.000), eppure vanta il secondo più longevo film festival del mondo, dopo quello di Venezia. Quest’anno è stato il 74°.<br />
Cosa vuol dire ospitare un festival? L’arrivo di un gran numero di persone che per 10 giorni, tanto la durata del festival, porta a Locarno una grande quantità di soldi. A chi? Alla intera collettività. La ricettività è indubbiante la prima a godere dell’arrivo di flusso di denaro “straniero”: alberghi, B&amp;B, ristoranti, bar, pasticcerie, paninoteche, gelaterie, alimentari…<br />
Senza dimenticare le attività commerciali, è dato scontato che quando si è in vacanza e rilassati, si è più propensi agli acquisti, a dedicarsi alle attività ricreative ed a quelle culturali. Il festival di Locarno si svolge nella prima metà d’agosto, quindi pedalò, barche, biciclette, escursioni, equitazione, paracadutismo, piccoli aerei da diporto, etc., sono presi d’assalto dai turisti nei momenti liberi tra una proiezione e l’altra di film internazionali. Anche i trasporti hanno il loro bel da fare: taxi, autobus, treni, mezzi a noleggio, barche. E vogliamo dimenticare il settore immobiliare? Quanti turisti, certo quelli di fascia alta, affascinati dalla incantevole località, hanno deciso di affittare, per lunghi periodi, se non acquistare, una bella casa vista lago e monti?<br />
Tutto questo senza dimenticare le case cinematografiche ed i loro infiniti seguiti fatti di cineasti, tecnici, attori, impresari e poi la stampa, i fotografi che si riversano sulle rive del Lago Maggiore. Poi ci sono i service e le maestranze che devono accogliere 8.000 spettatori ogni sera, per 10 giorni, in Piazza Grande, il cuore della manifestazione.<br />
La domanda sorge spontanea e ci si chiede come sia possibile che un piccolo centro, come&nbsp; Locarno, possa riuscire a far girare con un festival, che poi va da se che si porti dietro tanti altri eventi collaterali, tanti milioni di euro, perché di questo si parla.<br />
Possiamo dire che gli elementi siano sostanzialmente riconducibili a programmazione, progettazione e pianificazione, da parte di chi il Festival, o le altre manifestazioni, ha ideato ed attuato. Senso di responsabilità, imprenditorialità e mecenatismo da parte di chi quel festival e quelle manifestazioni hanno sostenuto.<br />
È tutto qui quello che ha reso possibile per un “paese” di appena sedicimila abitanti creare e portare avanti un festival, fonte di cultura, ma anche di tanta ricchezza per l’intera collettività, anche quella limitrofa, perché chi va a Locarno per il Festival, non può non andare ad Ascona, Minusio, Muralto e Losone, per indicare alcuni dei centri limitrofi, ed è questo l’ultimo elemento del miracolo: la rete, tutti uniti per il bene comune.<br />
Perché in Italia, spesso, se non spessissimo, questo non avviene? Semplice la risposta. Gli amministratori, per lo più improvvisati e senza una base culturale adeguata al ruolo, non hanno la visione delle cose, intenti solo ed unicamente ad accontentare il loro piccolo e spesso, purtroppo, incolto elettorato interessato unicamente alla cura del proprio orticello. A ciò si aggiunga l’assenza di capacità imprenditoriali che, se esistenti, li porterebbero a Programmare, Progettare e Pianificare, ma cosa ancora più sconcertante è che coloro che nei territori investono danaro per le loro imprese non hanno la capacità di comprendere che, capitalizzare, sulla cultura chi si avvantaggerà non sarà solo la collettività, ma loro stessi.<br />
Una collettività culturalmente avanzata è una collettività ricca, nello spirito e nel “portafoglio”, e quando va tutto bene, vuol dire che tutti progrediscono, cittadini, imprenditori ed amministratori!<br />
Ecco cosa manca a gran parte dell’Italia, la capacità degli amministratori, la visione degli imprenditori e l’intelligenza dei territori di fare rete!<br />
E chi ne fa le spese è l’intera collettività, che non si arricchisce, né progredisce culturalmente. Il classico cane che si morde la coda.</p>
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