<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Il Convivio del Pensiero Critico</title>
	<atom:link href="http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/wp2012/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/wp2012</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 01 Jan 2022 14:42:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>LE CERAMICHE RITORVATE</title>
		<link>http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/wp2012/convivio/le-ceramiche-ritorvate/</link>
		<comments>http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/wp2012/convivio/le-ceramiche-ritorvate/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 15:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ersilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convivio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/?p=1082</guid>
		<description><![CDATA[La riscoperta dell’antica tradizione ceramica di Anversa degli Abruzzi è un fenomeno piuttosto recente che risale alla fine degli anni ’90 del secolo scorso. In precedenza Anversa era conosciuta come il paese dei pignatari, cioè dei vasai dediti alla produzione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La riscoperta dell’antica tradizione ceramica di Anversa degli Abruzzi è un fenomeno piuttosto recente che risale alla fine degli anni ’90 del secolo scorso. In precedenza Anversa era conosciuta come il paese dei pignatari, cioè dei vasai dediti alla produzione di ceramica da fuoco d’uso domestico e popolare, e anche la più recente esperienza della produzione di maiolica, riavviata nell’Ottocento e terminata alla metà del secolo successivo, aveva lasciato un ricordo piuttosto lontano.</p>
<p>Grazie all’uso congiunto di capillari ricerche archivistiche, di indagini archeologiche e ricognizioni topografiche si è invece potuto restituire ad Anversa una ben più gloriosa storia, le cui radici affondano nella stagione rinascimentale con significativi e particolari sviluppi d’Età Barocca.</p>
<p>Nel Cinquecento la produzione ceramica di Anversa, che contava numerose botteghe artigiane distribuite ai margini dell’abitato medievale, era piuttosto diversificata. Da una parte si producevano stoviglie d’uso comune, destinate alle mense del ceto medio dei maggiori centri abitati e delle città dell’Abruzzo centro-meridionale, che nei decori imitavano la più costosa maiolica affermandosi in tal modo come prodotti competitivi rispetto alle altre produzioni ceramiche circolanti.</p>
<p>Dall’altra parte esisteva una produzione ceramica di maggior pregio destinata a committenze di rango elevato. Questa produzione si caratterizzava per l’uso di decorazioni eseguite in rilievo a stampo, una peculiarità che rimanda a pochi altri centri di produzione italiani come ad esempio quello di Deruta in Umbria. Non a caso uno dei primi oggetti che è stato possibile attribuire alla produzione cinquecentesca di Anversa è un bacile da versatore in precedenza ritenuto di fabbricazione derutese conservato presso il Museo Regionale della Ceramica di Deruta.</p>
<p>Alcuni maestri ceramisti anversani nella seconda metà del Cinquecento ottennero importanti commissioni anche nel settore delle ceramiche da rivestimento d’uso architettonico, piastrelle in maiolica anch’esse decorate a rilievo oppure semplicemente dipinte.</p>
<p>Fra questi si possono menzionare mastro Bernardino Gentili e mastro Pietro Troilo (anche noto come Pietro d’Anversa) che fra 1568 e 1572 furono attivi nel grande cantiere voluto dal cardinale Ippolito II d’Este per la costruzione di Villa d’Este a Tivoli sotto la direzione degli architetti Pirro Ligorio e Tommaso Ghinucci. Nella residenza estense gli anversani realizzarono le decorazione in mattonelle ceramiche a rilievo del parapetto della Fontana dell’Ovato, della Fontana dei Draghi e quelle dipinte per la pavimentazione della Grotta di Diana.</p>
<p>Sempre a Tivoli i maestri anversani realizzarono alcuni pannelli maiolicati nel cortile interno del palazzo Croce-Mancini situato nel centro cittadino, residenza del vescovo tiburtino Giovan Andrea Croce.</p>
<p>A committenza nobile di rango elevato, la famiglia Piccolomini d’Aragona, rimanda anche la realizzazione del paramento in mattonelle a rilievo per la facciata della chiesa di S.Maria della Grazie a Collarmele che va collocato negli anni ’70 del Cinquecento, opera ricca di simboli araldici che rimandano anche alle famiglie romane degli Orsini e dei Colonna. Di quest’ultima famiglia in particolare si celebra la figura di Marcantonio Colonna probabilmente in riferimento al successo nella celebre battaglia di Lepanto.</p>
<p>Mastro Pietro Troilo è molto probabilmente identificabile con il Pietro d’Anversa che firma un’altra importante opera ceramica, il pavimento in piastrelle maiolicate per la residenza nobiliare della famiglia della Tolfa presso Palma Campania. Questa committenza si ricollega verosimilmente alla parentela esistente fra i della Tolfa conti di San Valentino, feudatari di Palma dal 1551, e Costanza della Tolfa moglie del conte di Anversa Gian Vincenzo Belprato cui era dedicato il monumento funebre un tempo esistente nella chiesa di S.Maria delle Grazie di Anversa.</p>
<p>Nel corso del Seicento continua ad Anversa la produzione di ceramica d’uso comune e di ceramiche di pregio. Fra queste ultime le ricerche hanno permesso di fare luce su una serie di manufatti con caratteristiche molto particolari e uniche nel panorama italiano. Si tratta di piatti e bacili da versatore caratterizzati da decorazione in rilievo ottenuta a stampo con matrici di gesso e ricoperti da semplice vetrina trasparente, recanti emblemi araldici che rimandano alle famiglie napoletane feudatarie di Anversa fra Cinque e Seicento o ad esse collegate.</p>
<p>Nel 2005 si è potuto attribuire ad Anversa, ed in particolare alla manifattura della famiglia Ranalli, due distinte serie di manufatti attualmente sparsi in importanti musei italiani e stranieri. Un gruppo di piatti recanti nel centro lo stemma composito pertinente alle famiglie Belprato, di Capua e di Capua del Balzo e quello con uno stemma recante leone rampante riferibile alla famiglia Caracciolo. Il primo gruppo si riferisce al matrimonio celebrato nel 1629 fra i feudatari di Anversa, Don Andrea Francesco di Capua e Donna Giulia di Capua del Balzo. Appartengono a questa serie i pezzi conservati a Napoli (coll.privata), Londra (Victoria &amp; Albert Museum), Boston (Fine Arts Museum), Hannover (Kestner Museum) e San Paolo del Brasile (Museu de Arte).</p>
<p>Il secondo gruppo, collocabile negli anni ’30-’40 del Seicento, si riferisce alla committenza di Don Michele Caracciolo dei marchesi di Gioiosa, cugino di Donna Giulia. I piatti pertinenti tale gruppo sono conservati a Roma (Museo di Palazzo Venezia), Napoli (Istituto Statale d’Arte), Londra (British Museum), Oxford (Ashmolean Museum)</p>
<p>Relativamente tale secondo gruppo del “servizio Caracciolo”, al momento formato da sette piatti, si sono recentemente acquisite importanti novità grazie alla conferma della presenza di decorazione in oro applicata con la tecnica “a terzo fuoco”. Le analisi di laboratorio hanno confermato che la sottile decorazione dorata visibile ad occhio nudo è costituita da oro di buon grado di purezza.</p>
<p>L’uso di questa preziosa tecnica su di un apparato già di per sé molto particolare come quello a rilievo costituisce un elemento di grande interesse e peculiarità. La datazione ben circoscrivibile del servizio permette altresì di collocare puntualmente tale produzione nel più ampio contesto regionale inserendosi a giusto titolo fra le più alte espressioni dell’arte ceramica abruzzese. La produzione dorata anversana risulta pressoché contemporanea a quella castellana (Francesco Grue) e si colloca dunque in un contesto regionale di rilievo rispetto alle altre esperienze italiane contemporanee, in una fase precoce di quella tecnica che a Castelli trovò grande fortuna nell’istoriato della bottega Grue nel pieno ed inoltrato Seicento.</p>
<p>Alla metà del XVII secolo si assiste ad una profonda trasformazione della produzione ceramica. La più generale congiuntura economica negativa, il ripiegamento della nobiltà feudataria ed il concorso di significative calamità naturali che si legano ad un trend demografico negativo, portano al definitivo esaurirsi di una felice stagione artistica lunga più di un secolo. Alcune famiglie di vasai si estinguono, altre emigrano in cerca di nuovi sbocchi lavorativi e diverse manifatture spengono le loro fornaci. Le manifatture ceramiche ripiegano nella sola ceramica invetriata da fuoco e d’uso domestico che nel Settecento diventa l’unica produzione anversana.</p>
<p>Nella prima metà dell’Ottocento si documenta infine la reintroduzione della maiolica ad opera di alcune botteghe che sfornano oggetti di largo consumo destinati ai ceti medio-bassi (piatti, bacili, bottiglie, etc) con decori popolari, esperienza produttiva che andrà tuttavia ad esaurirsi nel secondo dopoguerra con la chiusura dell’ultima manifattura ubicata all’ingresso di via delle Fornaci.</p>
<p>Van Verrocchio</p>
<p>Per i numerosi contributi dell’autore consultabili on-line si rimanda al seguente link: <a href="http://independent.academia.edu/VanVerrocchio">http://independent.academia.edu/VanVerrocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/wp2012/convivio/le-ceramiche-ritorvate/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>NEL SEGNO DEL SERPENTE</title>
		<link>http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/wp2012/convivio/nel-segno-del-serpente-2/</link>
		<comments>http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/wp2012/convivio/nel-segno-del-serpente-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 15:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ersilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convivio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/?p=1072</guid>
		<description><![CDATA[Antichi rituali ofidici esplodono a maggio in terra d&#8217;Abruzzo. Ed in onore di san Dome­nico di Cocullo. In un or­dine zodiacale sovvertito svanisce la Costellazione del Toro e sì entra Nel segno del serpente-. «Se il contagio dei denti/ del...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antichi rituali ofidici esplodono a maggio in terra d&#8217;Abruzzo. Ed in onore di san Dome­nico di Cocullo. In un or­dine zodiacale sovvertito svanisce la Costellazione del Toro e sì entra <em>Nel se</em><em>gno del serpente-. </em>«Se il contagio dei denti/ del ca­ne rabbioso e dell&#8217;aspide/ desideri subito evitare, / invoca il nome di Dome­nico». Cosi recita la prima quartina di un inno in lati­no composto in onore di san Domenico di Cocullo. E’ contenuto in un libretto devozionale dal titolo <em>Bre­</em><em>ve notizia del miracolosis­</em><em>simo Dente di</em> <em>San Dome­</em><em>nico che si conserva nella </em><em>Terra di Cocullo </em>(Napoli, 1770) e che ha avuto in se­guito numerose ristampe. Un vero best seller, dun­que.</p>
<p>Ma chi è san Domenico di Cocullo, noto anche co­me san Domenico &#8220;di Foligno&#8221; o &#8220;di Sora&#8221;, in rife­rimento rispettivamente al luogo di nascita (probabil­mente nel 951) ed a quello della sua morte, avvenuta il 22 gennaio del 1031? E&#8217; un frate benedettino che preferisce alla vita cenobìca quella eremitica, da lui ritenuta più consona al colloquio diretto con Dio.</p>
<p>Lo si vede pertanto, come attestano due <em>Vitae </em>del santo scritte dai monaci discepoli Alberico e Giovanni, costantemente im­pegnato nella fondazione dì eremi nei luoghi più im­pervi dell&#8217;Appennino cen­trale; fra cui appunto uno nei pressi di Cocullo.</p>
<p>A richiesta del clero di Cocullo, preoccupato per la neve che rendeva im­praticabili le strade e scarso</p>
<p>l’aflusso dei fedeli, Pa­pa Leone XII dispose in data <em>27 aprile</em> 1824 che la festa non si svolgesse più il 22 gennaio, <em>dies natalis </em>di san Domenico, ma nel pri­mo di festivo del mese di maggio. Tuttavia in ricor­do di un miracolo compiu­to dal santo nel primo gio­vedì di maggio del 1777, fu stabilito alcuni anni dopo che la ricorrenza si cele­brasse proprio in tale giór­no. E da allora essa non ha subito più mutamenti.</p>
<p>Nell&#8217;ultima decade di aprile: le cime più alte del-l&#8217;Appennino sono ancora innevate in terra d&#8217;Abruz­zo ed alimentano una mi­riade di torrenti che preci­pitano a valle spumeggianti e scompaiono, a tratti, inghiottiti da manti di cerri e faggi. E&#8217; questo un ha­bitat ideale per alcune spe­cie di ofìdi non velenosi. Per lo più bisce. Sulle trac­ce di tali  rettili si pongono i &#8220;serpari&#8221; di Cocullo. La loro abilità consiste nell&#8217;operare il  cosidetto &#8220;strap­po dei denti&#8221;, che si ottiene  costringendo gli ofìdi appena catturati a morderere la falda di un cappello, sottratta di scatto dalle loro fauci   I rettili , di per se non velenosi,  diventano cosi ancora più innocui e riposti dentro sacchi contenenti della crusca, vi resteranno indisturbati fino alla mattina del primo gio­vedì di maggio.</p>
<p>Siamo dunque al giorno di festa. Cocullo e invasa fin dal mattino da devoti  provenienti con ogni mez­zo da tutte le regioni limi­trofe ed in particolar modo dalla Marsica, dalla Ciociaria e dalle località della provincia di Chieti centri culturali di san Domenico. Procedendo a fatica fra la folla soffocante, i pellegri­ni a gruppi si dirigono sal­modianti verso il santua­rio dove è conservata la statua di san Domenico .</p>
<p>L&#8217;attenzione di tutti è at­tratta tuttavia dai &#8220;serpari” del luogo i quali con variopinti ofidi attorciglia­ti al collo ed alle mani  su­scitano una generale meraviglia non priva di arcaici timori</p>
<p>Sono essi i veri ere­di del sacerdote &#8220;Umbrone&#8221;, il marso «incantator di serpenti» descritto da Virgilio nel VII libro dell&#8217;Eneide, ed i grandi prota­gonisti della fetta.</p>
<p>Spetta ai &#8220;serpari&#8221; ìnfatti l&#8217;onore di avvolgere glì ofìdi alla statua del santo, allorché, finita la messa solenne di mezzogiorno, sarà condot­ta in processione per le vie del paese. Avviene talvol­ta che dalla statua, simile nell&#8217;aspetto ad una divini­tà inferica anguicrinita, ca­dano alcuni rettili provocando squarci improvvisi fra la folla atterrita. Lo sgomento però<em> </em>dura solo alcuni attimi e subito riaf­fiora la fiducia nel potere di san Domenico, che im­munizza i fedeli dal morso degli ofìdi velenosi e dei cani affetti da rabbia.</p>
<p>Nella processione il par­roco precede la statua re­cando solennemente un ostensorio in cui è custodi­to il cosiddetto &#8220;sacro den­te&#8221;, cioè un noia re che il santo monaco si sarebbe cavato dì bocca e che avrebbe donato alla popo­lazione di Cocullo per im­munizzarla dal morso dei &#8220;denti cattivi&#8221;, quelli ap­punto dei vi pendi e dei ca­ni affetti da rabbia.</p>
<p>E&#8217; inte­ressante notare, come atte­stano alcune relazioni ve­scovili del XVI secolo, che il patronato antirabbico  esercitato da san Domeni­co è anteriore a quello an­tiofidico.</p>
<p>Al santuario sì recavano infatti tanti devoti  sia per guarire dalla rabbia sia per immunizza­re da tale morbo i cani da caccia mediante il <em>tocco</em>  del &#8220;sacro dente&#8221;.</p>
<p>La presenza del &#8220;sacro dente&#8221; è pertanto alla base della leggenda di fondazio­ne dei due patronati antirabbico ed antiofidico, fondati sul principio magico-religioso che &#8220;il dente buono scaccia il dente cat­tivo&#8221;. Esso ha generato di riflesso un altro singolare patronato esercitato da san Domenico, quello an­tiodontalgico. Nel santua­rio infatti i devoti afferra­no con i denti la cordicella di una piccola campana e con alcuni strappi la fanno tintinnare nella convinzio­ne che non soffriranno più a causa di mal di denti.</p>
<p>Il &#8220;dente cattivo&#8221; per ec­cellenza resta comunque quello del serpe venefico. Simbolo delle forze vitali sempre rinnovantisi, delle anime dei defunti, delle er­be medicamentose e per­ciò sacro ad Esculapio, l&#8217;ofide degrada attraverso un costante processo di spo­liazione di valori codifica­ti dal mondo classico da uno status di cultura a quello di natura, raggiun­gendo con il Cristianesimo il massimo grado di nega­tività come simbolo del peccato originale ed im­magine del demonio.</p>
<p>Donde  il dogma chiesastico: <em>dracus qui est diabolus </em>Nella società rurale del-l&#8217;Appennino l&#8217;ofide si pre­senta invece sradicato dal fecondo humus religioso del mondo mediterraneo e della stessa Roma, come attestano Virgilio, quando parla nell&#8217;Eneide dei Mar­si, e Plinio nella <em>Naturalis Historia. </em>Il serpe costitui­sce un rischio reale e co­stante per l&#8217;uomo e gli ani­mali da pascolo, anche quando non è velenoso. Il &#8220;cervone&#8221; per esempio, as­sai diffuso nell&#8217;acrocoro abruzzese, è un ofide inno­cuo ma attenta all&#8217;econo­mia del gruppo poiché possiede la straordinaria capacità di avvinghiarsi dolcemente alle poppe del­le mucche e di privarle completamente del latte.</p>
<p>L&#8217;ofìde diventa cosi un emblema del negativo esi­stenziale ed apporta ango­scia anche nell&#8217;attività onirica. Il rituale .che si rinnova oggi a Cocullo è dunque un vero psico­dramma preposto ad esor­cizzare un evento temuto mediante il maneggiamen­to indenne dei rettili. Il su­peramento del timore e della naturale repulsione per gli ofidi avviene nel corso di una finzione ri­tualizzata in cui san Do­menico appare dominato­re della natura ferina e «Si­gnore degli animali». Una figura che si credeva com­pletamente scomparsa nel­l&#8217;orizzonte culturale della nostra società.</p>
<p>Franco Cercone</p>
<p>(articolo pubblicato su “Il Messaggero” , Roma 2-5-2002)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/wp2012/convivio/nel-segno-del-serpente-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
